Il Museo del Grano di Cerignola illustra tutte le fasi di lavorazione del grano nei primi del '900, dalla bruciatura delle stoppie all'aratura con buoi e cavalli, alla macinazione ed alla trasformazione. Non mancano nel museo strumenti relativi a semina, erpicatura, trebbiatura, setacciatura e conservazione del grano raccolto. Fra gli strumenti esposti nel museo spiccano anche alcune grosse macine in pietra lavica di epoca romana.
Cenni storici:
Anche se il Tavoliere delle Puglie fu coltivato sin dall'età romana, la sua completa conversione all'agricoltura è relativamente recente e risale all'Ottocento. Dal 1447 al 1807 il Tavoliere fu soggetto ad un regime vincolistico, varato dal re Alfonso D'Aragona, che destinava i due terzi della pianura alla pastorizia. La piana del Tavoliere è stata convertita all'uso agricolo all'indomani dell'unità d'Italia del 1860, con la legge Mancini. In poco più di due decenni, a fine '800, la superficie coltivata a grano raggiunse in Capitanata quota 200.000 ettari; la piana del Tavoliere divenne così il "granaio d'Italia". Cerignola, con il suo agro di oltre 60.000 ettari, fu segnata dalla cerealicoltura che ha determinato la creazione di un vivace capitalismo agrario ed un ceto bracciantile di migliaia di operai agricoli, fra i quali iniziò la sua attività di sindacalista, nel primo decennio del '900, Giuseppe Di Vittorio.
Fonti: Redazione Magna Capitana Data aggiornamento: 14/11/2008
Progetto realizzato in collaborazione con InnovaPuglia.