Questo palazzo barocco, testimonianza settecentesca dell’influenza napoletana nell’arte pugliese, noto come Galeota dal nome degli ultimi proprietari, rappresenta oggi una delle testimonianze più interessanti delle residenze signorili presenti nel centro storico. Opera di un canonico della cattedrale, don Vincenzo Cosa, testimonia l’innovativa tecnica costruttiva delle dimore signorili, realizzata tramite l’accorpamento successivo di più vani. Sede del Museo Etnografico "A. Majorano” e di alcuni uffici comunali nel centro antico della città, questo palazzo è uno degli edifici settecenteschi maggiormente rappresentativi della modalità costruttiva realizzata tramite l’accorpamento di più vani e di più abitazioni di minor pregio e dimensione, adottata dalle famiglie notabili di Taranto.
Architettura:
Dal cortile interno si può già comprendere la ripartizione degli spazi interni, tramite tecniche costruttive e decorative tipiche dell’arte napoletana, influenzate da elementi barocchi di chiara derivazione salentina.
Cenni storici:
Il Palazzo Galeota è stato realizzato nel 1728 da don Vincenzo Cosa, canonico e, probabilmente, anche usuraio. Tramite un matrimonio d’interesse e la costruzione di questo edificio, la famiglia Cosa raggiunse il rango di notabili della città. In seguito alla morte del canonico, l'edificio divenne proprietà della famiglia Calò e, nel 1800, del Sindaco Luigi Galeotta, cui si devono le iniziali del portone d’ingresso. L’Amministrazione Comunale lo ha acquistato nel 1975 e, dopo il restauro, lo ha adibito a sede dell'Assessorato alla Cultura, e dal 2003 anche a museo antropologico intitolato ad Alfredo Majorano.
Collezioni:
L’odierno allestimento museale presente all'interno delle sue sale si ispira all’esposizione delle tradizioni popolari tarantine, con la spiegazione dei riti legati alla Settimana Santa ed ai diversi aspetti relativi ad usi e costumi devozionali, d’ispirazione talvolta non strettamente religiosa. È presente una parte dedicata alle festività natalizie ed ai giochi popolari, oltre ad una relativa agli elementi caratterizzanti l’habitat rupestre delle gravine e le tipiche attività agricole. Si può accedere a questo museo liberamente e gratuitamente tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 9,30 alle ore 12,30.
Fonti: A cura della redazione Data aggiornamento: 08/07/2009
Progetto realizzato in collaborazione con InnovaPuglia.