Edificata tra il 1739 ed il 1742 presenta all’interno, così come in facciata, pregevoli motivi architettonici e decorativi in stile barocco. Il grande impatto scenografico che ne deriva riconduce ad un artista di sicuro valore, da individuare, secondo alcuni studiosi, nella cerchia di Domenico Antonio Vaccaro. La facciata, originale ed armoniosa, mostra un andamento ondulato enfatizzato dalle ricche volute laterali del tamburo e dall’ornato della cornice che circonda il finestrone mistilineo. L’interno, di forma ellittica, riprende uno dei motivi ricorrenti dell’architettura religiosa barocca: la fusione tra pianta centrale ed assetto longitudinale. Sull’altare maggiore è posta la statua della Madonna Addolorata, portata in processione dai fedeli. Il campanile, ricostruito nel 1833 e sopraelevato nel 1954, è di solida fattura e seppur incompleto supera di poco l’altezza del tetto del tempio.
Cenni storici:
Nel 1711 venne fondata a Foggia da Mons. Cavalieri, vescovo di Troia, la Confraternita di Maria dei Sette dolori. La Confraternita, nel 1742, con il sussidio dello stesso Vescovo e le offerte di privati devoti edificò la chiesa.
Opere principali:
Sull’altare a sinistra si trova La Sacra famiglia intenta al lavoro, firmata da Francesco de Mura; un dipinto sulla cantoria, raffigurante Cristo morto trasportato al sepolcro, datato1805. Sull’altare di destra una tela di scuola napoletana dell’inizio del XIX sec., raffigurante "San Filippo Benizi in atto di guarire un infermo". Di notevole fattura gli altari in marmo, tra cui il maggiore con intarsi pregiati, proveniente dalla chiesa di san Secondino di Troia .
Ricorrenze:
Ogni Venerdì Santo la statua della madonna dell’Addolorata esce in processione per accompagnare l’urna del Cristo Morto.
Da questa chiesa il Venerdì Santo la statua della Madonna Addolorata esce per accompagnare l'urna del Cristo Morto, lo "Scarabattolo". La chiesa, abbellita con decorazioni nel 1871, conserva alcune pregevoli tele, tra cui, sull'altare a sinistra, La Sacra Famiglia intenta al lavoro, firmata da Francesco De Mura, (ma da alcuni attribuita al suo allievo Vincenzo De Mita, che firma invece nel 1805 il grande dipinto sulla cantoria, Cristo morto trasportato al sepolcro). Sull'altare di destra, una tela di scuola napoletana dell'inizio del XIX sec., S. Filippo Benizi in atto di guarire un infermo. L'altare maggiore, proveniente dalla Chiesa di S. Secondino di Troia, spicca per stile e pregevolezza degli intarsi.
Fonti: A cura della redazione Data aggiornamento: 15/07/2010
Progetto realizzato in collaborazione con InnovaPuglia.