La chiesa di San Domenico è ritornata al suo antico splendore con gli ultimi restauri del 1999 che hanno consentito la riapertura al culto dopo la chiusura determinata dal sisma del novembre 1980. Da notare l’originale facciata a scacchiera ed il pregevole portale con lo stemma domenicano, all’interno la navata è unica con nicchie laterali per gli altari. La struttura della chiesa e dell’annesso convento è gotica e la sobrietà delle forme è stata alterata nel corso del Settecento. All’impianto trecentesco della chiesa furono attribuiti i caratteri di un edificio barocco con l’aggiunta di otto cappelle ricche nella varietà del marmo e negli elementi decorativi, l’altare maggiore al centro dell’abside, il coro ligneo e 26 statue dalle dimensioni ridotte. Il muro laterale sinistro è scandito da eleganti monofore, sotto cui padroneggia lo stemma angioino. Al lato destro è sorta nel '500 una cappella con tetto a cupola, con accesso all’oratorio dedicato alla Vergine del Rosario. L’interno della chiesa è diviso da 26 colonnine e 4 mezze colonne ai due spigoli, con otto archi per le cappelle dedicate alle famiglie lucerine. Gli altari sono sovrastati da importanti opere pittoriche, fra le quali ricordiamo le pale, sul lato sinistro, della Natività, di scuola toscana (sec. XV), la tela firmata da Michele De Nigris (prima metà del sec. XVIII)di S. Pietro Martire, quella di S. Vincenzo Ferreri (prima metà XVII secolo) e quella del Beato Agostino Casotti del maestro Vincenzo Lambiasi. Al lato destro della chiesa le pale raffigurano la Vergine SS.ma del Rosario, S. Rosa da Lima, S. Tommaso d’Aquino, (prima metà del sec. XVIII) attribuito a Giovanni Porcello, e la tela del Miracolo dell’effige di S. Domenico in Soriano, opera di Massimo Stanzione (1585-1656). La chiesa si arricchisce di altri capolavori quali lo Sposalizio di Giuseppe e Maria, l’Annunziazione e Gesù al Tempio in mezzo ai dottori (Vincenzo De Mita, seconda metà del sec. XVIII) e inoltre la statua di S. Giuseppe di Giacomo Colombo nella cappella dedicata al santo. All’interno l’altare maggiore, realizzato a spese del nobile Domenico Corigliano nel 1709, è di grande pregio, costruito con splendidi e ricercati marmi.
Cenni storici:
La chiesa è la terza, dopo la Cattedrale e San Francesco, volutoa da Carlo d’Angiò nel ‘300 a Lucera, per sancire il ritorno al cristianesimo della città dopo la distruzione dell'agosto del 1300 della colonia saracena federiciana; secondo la tradizione, sarebbe sorto sfruttando il perimetro murario di un fondaco arabo. Questa tesi però non trova conferma in alcuna testimonianza scritta. L’iniziale struttura gotica è stata in parte trasformata da interventi di fattura barocca.
Da non Perdere:
Il Coro ligneo posto attorno all’altare, realizzato dal maestro Fabrizio Iannulo della città di Monopoli, vanta una forma originale ed elegante. La facciata presenta una singolare decorazione a grosse losanghe, cerchi e stilizzati motivi floreali, la porta è di stile composito e sui sottili pilastri è posta la rappresentazione di San Domenico che sostiene come di tradizione la fiaccola e il libro, la Vergine con il bambino posta fra motivi decorativi e il beato Agostino Kazotic, vescovo di Lucera nei primissimi anni del '300 all’indomani della distruzione della colonia saracena.
Fonti: Redazione Magna Capitana Data aggiornamento: 15/07/2010
Progetto realizzato in collaborazione con InnovaPuglia.