Del fortilizio bizantino-normanno-svevo non rimane nulla, nè del borgo, distrutto nel 1255 dalle truppe pontificie impegnate nella guerra contro Manfredi, figlio di Federico II. I profughi di Dragonara costituirono, insieme a quelli di Fiorentino, il nucleo originario di Torremaggiore. Nel XV secolo Paolo I de Sangro eresse sul posto, ormai disabitato, un castelletto di forma rettangolare, con un cortile interno, due torri cilindriche e due quadrate, che si è conservato quasi completamente integro fino ai giorni nostri, rimanendo comunque in attesa di una adeguata valorizzazione. A pochi metri dal castelletto, c’è un'altra torre cilindrica, isolata, vuota all'interno ed originariamente priva di porta, alla quale si accedeva probabilmente attraverso un ponte o un passaggio sotterraneo di collegamento. A poche centinaia di metri da Dragonara, lungo l’argine del fiume Fortore si estende una piccola macchia di querce, esempio di originale vegetazione di Capitanata.
Cenni storici:
Il castello di Dragonara rientrava in origine in un sistema di fortificazioni e di torri di avvistamento creato fra 1018 ed il 1040 dal catapano bizantino Boiannese per proteggere la Capitanata da possibili attacchi provenienti dal confinante ducato longobardo di Benevento. La piana del Tavoliere infatti era stata sin dall'VII secolo terra contesa fra longobardi e bizantini. Nel sistema di fortificazioni bizantine nel quale era compresa Dragonara rientravano anche Civitate, Troia, Montecorvino, Tertitiveri e Devia.
Fonti: Redazione Magna Capitana Data aggiornamento: 14/11/2008
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