Già conosciuto agli inizi del Cinquecento, tra il XVI ed il XVIII secolo fu al centro di numerose vicende che ne determinarono il cambio di signorie: nel ‘500 fu in mano al banchiere genovese Heronimo Centurione, nel 1606 all’ebreo portoghese Michele Vaaz, il quale chiamò il paese “San Michele”; nel 1675 al barone Antonio De Ponte. I duchi Caracciolo ne presero possesso nel 1797 per poi affidarne i lavori di restauro nella seconda metà dell’Ottocento all’architetto Amenduni il quale ricostruì il prospetto est ricoprendolo di bugne, ampliando le aperture al piano terra e trasformando in bifore neogotiche le tre finestre al primo piano. La famiglia restò in possesso del castello sino a pochi anni orsono, per poi cederlo al comune. Dal 1974 il castello è sede del Museo etnologico della Civiltà Contadina "Dino Bianco".
Architettura:
La struttura ha impianto quadrato e torri sporgenti a base scoscesa con strette aperture verticali e merlatura in cima.
Da non Perdere:
Da non poerdere nelle sale del castello gli oltre duemila reperti della tradizione che compongono il Museo permanente della Civiltà Contadina "Dino Bianco". Oggetti quotidiani del lavoro, dell’artigianato, del momento di festa, raccolti negli anni nel territorio di Sammichele ed oggi finalmente in mostra in una cornice d’eccezione come il castello.
Fonti: A cura della redazione Data aggiornamento: 30/09/2008
Progetto realizzato in collaborazione con InnovaPuglia.